- Signora, ho qui il braccio del suo figliolo.


- Oh, quel distratto. Io non so più cosa fare e cosa dire.


- Eh, si sa, i bambini sono tutti così. Dopo un po' arriva un'altra brava donna.


- Signora, ho trovato un piede. Non sarà mica del suo Giovanni?


- Ma sì che è suo, lo riconosco dalla scarpa col buco. Oh, che figlio distratto mi è toccato. Non so più cosa fare e cosa dire.


- Eh, si sa, i bambini sono tutti così.


Dopo un altro po' arriva una vecchietta, poi il garzone del fornaio, poi un tranviere, e perfino una maestra in pensione, e tutti portano qualche pezzetto di Giovanni: una gamba, un orecchio, il naso.


- Ma ci può essere un ragazzo più distratto del mio? - Eh, signora, i bambini sono tutti così.


Finalmente arriva Giovanni, saltellando su una gamba sola, senza più orecchie né braccia, ma allegro come sempre, allegro come un passero, e la sua mamma scuote la testa, lo rimette a posto e gli dà un bacio. - Manca niente, mamma? Sono stato bravo, mamma? - Sì, Giovanni, sei stato proprio bravo.

Il palazzo da rompere

Una volta, a Busto Arsizio, la gente era preoccupata perché i bambini rompevano tutto. Non parliamo delle suole delle scarpe, dei pantaloni e delle cartelle scolastiche: rompevano i vetri giocando alla palla, rompevano i piatti a tavola e i bicchieri al bar, e non rompevano i muri solo perché non avevano martelli a disposizione.

I genitori non sapevano più cosa fare e cosa dire e si rivolsero al sindaco.


- Mettiamo una multa? - propose il sindaco.


- Grazie tante, - esclamarono i genitori, - e poi la paghiamo con i cocci.


Per fortuna da quelle parti ci sono molti ragionieri. Ce n'è uno ogni tre persone e tutti ragionano benissimo. Meglio di tutti ragionava il ragionier Gamberoni, un vecchio signore che aveva molti nipoti e quindi in fatto di cocci aveva una vasta esperienza. Egli prese carta e matita e fece il conto dei danni che i bambini di Busto Arsizio cagionavano fracassando tanta bella e buona roba a quel modo. Risultò una somma spaventevole: millanta tamanta quattordici e trentatre.



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